Storia delle materie plastiche

Si conoscono da molto tempo prodotti naturali, per lo più derivati dal regno vegetale (caucciù), animale (corno) o minerale (ambra), che possiamo considerare le prime materie plastiche della storia. Le loro proprietà furono oggetto di curiosità, ma non suggerirono particolari utilizzi.

Le materie plastiche artificiali

La storia delle materie plastiche artifi ciali ha inizio nell’Ottocento: nel 1839 l’americano Goodyear scoprì il metodo per conferire alla gomma naturale proprietà meccaniche notevolissime, mettendo a punto il procedimento di vulcanizzazione. Esso consisteva nella cottura a vapore del caucciù, effettuata in presenza di zolfo. Un’applicazione di questa scoperta, che conferiva alla gomma eccezionali proprietà di elasticità, durezza e resistenza all’usura, diede inizio all’industria dello pneumatico e quindi allo sviluppo dei mezzi su strada. Nel 1870, l’americano Hyatt, nel ricercare un materiale che sostituisse l’avorio nelle palle da biliardo, realizzò la celluloide, mescolando canfora e nitrocellulosa. Per molti anni furono fabbricate con la celluloide anche le pellicole cinematografiche. Un impulso notevole alla diffusione delle materie plastiche venne fornito dai progressi della tecnologia meccanica nella seconda metà dell’Ottocento: si produssero oggetti mediante presse a iniezione ed estrusori a vite. Contemporaneamente, anche l’industria chimica compì grandi progressi e avvennero importanti scoperte: partendo da unità semplici (monomeri) si ottennero in laboratorio catene di molecole (polimeri) dotate di caratteristiche di flessibilità e gommosità. Nacquero, così, le prime resine o materie plastiche sintetiche, ottenute partendo da derivati del petrolio.

Ambra proveniente dai giacimenti dei Balcani.

Le materie plastiche sintetiche

Nel 1906, il belga Baekeland fabbricò numerosi oggetti con una nuova sostanza, chiamata bakelite, prima resina sintetica (non ottenuta da prodotti naturali come la cellulosa): con opportuni accorgimenti, la bakelite era in grado di imitare materiali come il legno, il marmo e la giada. La produzione industriale si sviluppò rapidamente, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale: dalle 80 mila tonnellate annue prodotte nel 1925 si è arrivati ai 200 milioni di tonnellate del 1990. Tra le nuove invenzioni ricordiamo, in particolare, quella del polipropilene (Moplen) da parte dell’italiano Giulio Natta, che vinse il premio Nobel 1963 per la chimica.

Lo stand della Pirelli all’esposizione industriale di Milano 1881.

Le materie plastiche oggi

L’ impiego attuale delle materie plastiche non consiste nella semplice sostituzione di materiali tradizionali, come il legno e il metallo, ma permette di esplorare campi di applicazione inediti, con la creazione di oggetti nuovi e fino a poco tempo fa impensabili. La grande quantità di prodotti in resina sintetica (soprattutto per imballaggi) causa, però, problemi di smaltimento dei rifi uti e di inquinamento, in quanto la plastica si degrada in tempi lunghissimi e in alcuni casi è addirittura indistruttibile. Per questo le più recenti ricerche sono indirizzate verso la produzione di plastiche biodegradabili. In attesa che ciò si realizzi completamente, è necessario da parte di tutti gli utilizzatori di prodotti in plastica (quindi noi tutti) un comportamento più consapevole e una maggiore attenzione nell’uso e nell’eliminazione di prodotti fabbricati con questo materiale.

Spazzolini da denti e tubetto di dentifricio in resine sintetiche.