Storia dell'agricoltura

L’invenzione dell’agricoltura risale a circa diecimila anni fa. Trovò la sua origine nell’area della Mesopotamia, dall’ addomesticamento di piante selvatiche. Dopo attenta osservazione e ripetute prove, l’uomo si accorse che poteva cibarsi non solo dei frutti degli alberi, raccogliendoli così come spontaneamente crescevano, ma poteva anche coltivare il terreno e selezionare le specie di piante.

La pratica dell’agricoltura segnò per l’uomo il passaggio dal semplice sfruttamento delle risorse naturali (caccia, pesca, raccolta di frutti) alla produzione diretta del cibo per la sua sopravvivenza. Praticando l’agricoltura, l’uomo abbandonò il nomadismo e cominciò a modificare l’ambiente: sistemazione del suolo con livellamento o terrazzamenti, preparazione del terreno per la semina, opere di bonifica di zone paludose e irrigazione di zone aride.

Contemporaneamente all’agricoltura si svilupparono le prime forme di allevamento e, per lungo tempo, le due attività furono collegate. I lavori dei campi erano per lo più eseguiti con attrezzi rudimentali, in legno o in metallo; solo più tardi si fece ricorso alla trazione animale e all’uso di strumenti più complessi ed efficaci. In epoca romana furono introdotte le prime forme di concimazione, a cominciare dalla pratica del “debbio”: si bruciavano le stoppie residue delle coltivazioni, con conseguente arricchimento organico del suolo.

Le tecniche di coltivazione, in epoca romana, prevedevano la rotazione biennale, che alternava colture di cereali (frumento, orzo) ad anni di riposo a “maggese”: dopo il raccolto si lasciava il terreno incolto per un anno, continuando, però, ad ararlo per eliminare le erbacce e ripristinarne la fertilità. Gradatamente, alle piccole proprietà si sostituirono i latifondi, enormi distese coltivate, cui faceva capo la grande azienda (villa). Verso la fine dell’Impero romano, mutate le condizioni sociali e politiche, si verificò una grave crisi agricola, con l’abbandono di terreni e colture.

Nell’ Alto Medioevo l’agricoltura regredì in quasi tutta Europa. Le invasioni dei popoli germanici, ancora nomadi, le guerre, le carestie, le epidemie che colpirono uomini ed animali, causarono un arretramento tecnologico che lasciò la produzione agricola in balìa delle condizioni naturali ed ambientali: si salvò, in parte, l’orticoltura, praticata nelle immediate vicinanze delle abitazioni e dei conventi. Una forte ripresa agricola si ebbe intorno all’anno Mille con profonde e proficue innovazioni tecnologiche. Nell’Italia meridionale, soprattutto in Sicilia, l’agricoltura prosperò, grazie all’esperienza portata dagli Arabi.

Essi introdussero nuove colture (riso, agrumi, canna da zucchero) e raffinati sistemi di coltivazione ed irrigazione. In generale, comunque, si cominciò ad usare anche il cavallo come animale da lavoro, insieme ai tradizionali buoi, con conseguente aumento di potenza trainante. Si perfezionò l’aratro e si iniziò la rotazione triennale, riducendo ad uno su tre (anziché uno su due) gli anni di riposo del terreno, ma non si ebbero grandi progressi nella quantità dei prodotti.

La situazione non mutò grandemente fino all’avvento della cosiddetta “Rivoluzione agraria” parallela alla Rivoluzione industriale, verso la fine del XVIII secolo. Dal punto di vista tecnico si introdusse il prato artificiale, seminato a foraggio, in rotazione con i campi coltivati, riducendo la superficie di questi, ma eliminando il maggese. Così facendo si ottenne una produttività maggiore, poiché il foraggio arricchisce il terreno di sostanze organiche e dà alimento agli animali, che, a loro volta, forniscono maggior forza-lavoro e concime.

Dall’ America erano intanto arrivate nuove piante (mais, patata, pomodoro e fagiolo) e si cominciavano a costruire macchine agricole che rendevano più efficace il lavoro agricolo. Grande importanza ebbe l’introduzione di concimi chimici e di antiparassitari, che consentirono lo sfruttamento intensivo e continuo del terreno, purtroppo con conseguenze ambientali che stiamo ancora pagando ai giorni nostri.

Il grande sviluppo tecnologico del Novecento ha radicalmente mutato le tecniche agricole e i sistemi di lavorazione. Recentemente hanno avuto grande sviluppo le colture in serra e le ricerche dell’ingegneria genetica, che ci mettono a disposizione Organismi Geneticamente Modificati (OGM) cioè “piante su misura” ed animali “gonfiati” e, ormai spesso, “clonati”. Nella moderna società postindustriale il ruolo dell’agricoltura è fortemente cambiato, rispetto al passato: mentre un tempo il lavoro agricolo serviva a produrre alimenti direttamente (dal produttore al consumatore), oggi esso fornisce soprattutto “materia prima” utilizzata e trasformata dall’industria, per il confezionamento di alimenti composti o di altri prodotti (come il biodiesel) non destinati all’alimentazione umana.

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