Misurare lo spazio

L’uomo ha sempre concepito a sua misura lo spazio circostante, limitandosi a misurare grandezze alla sua portata. Di recente però gli spazi si sono “dilatati” e d’improvviso ci vediamo costretti a misurare distanze che vanno dall’infinitamente piccolo (nanomateriali, virus, batteri, cellule) all’infi nitamente grande (come le distanze tra alcune galassie o il diametro del Sistema solare), costringendo la tecnica a fornirci strumenti sempre più efficaci e precisi.

Il campione del metro, unità base di misura della lunghezza, era originariamente un’asta di platino-iridio mantenuta alla temperatura di 0 °C. Nel 1960 fu adottata una nuova defi nizione, riferita alla lunghezza d’onda della radiazione luminosa emessa da un atomo di krypton 86. A distanza di soli ventitré anni, nel 1983, dopo aver effettuato con successo alcuni esperimenti con il laser, si decise di formulare una nuova defi nizione che garantiva maggior precisione: il campione di riferimento oggi si trova all’Istituto di Metrologia Gustavo Colonnetti del CNR, a Torino. Il metro è l’unità base che consente l’introduzione di numerose unità derivate usate per calcolare superfi cie (m2), volume (m3), velocità (m/s) e di alcune unità di misura supplementari.